Dopo la mancata concessione della sospensiva lo scorso 23 settembre, il ricorso contro la nomina dei consiglieri camerali in quota a Confindustria e Confcooperative sembrava ormai destinato a spegnersi come un fuoco di paglia. Invece, l’incendio è scoppiato in maniera fragorosa e rischia di travolgere i vertici della Camera di commercio di Taranto, a cominciare dal presidente Luigi Sportelli.
Il Tar Puglia ha accolto l’istanza presentata dai consiglieri camerali Roberto Falcone, Domenico D’Amico e Gerardo Giovinazzi contro la nomina dei 7 rappresentanti di Confindustria e Confcooperative.
Oltre a Sportelli, nell’organismo furono nominati Vito Pietro Chirulli, Vincenzo Cesareo, Giuseppe Lamanna, Giuseppe Cosi, Giancarlo Russo e Antonio Galeone. Alla base della contestazione c’è il mancato rispetto dei termini per la designazione dei rispettivi rappresentati.
In sostanza, le nomine non sarebbero avvenute nei dieci giorni previsti dalla legge, ma nell’arco di successivi dieci giorni concessi dalla Regione Puglia. Falcone, D’Amico e Giovinazzi contestano anche la regolarità dell’apparentamento tra Confindustria e Confcooperative.
Secondo il Tribunale amministrativo regionale di Puglia, le nomine di Confindustria sono arrivate a tempo scaduto e, inoltre, la Regione «non avrebbe potuto assegnare un termine ulteriore rispetto ai dieci giorni già trascorsi». Nella motivazione, il Tar spiega la filosofia della procedura di nomina e conclude che «resta priva di effetti l’eventuale designazione comunicata dopo i dieci giorni di cui all’art. 7 del regolamento del 1996 e, per il settore di riferimento, la Regione deve riassegnare ad altra organizzazione il seggio non coperto da tempestiva designazione».
Un’interpetazione quest’ultima che, il Tar sostiene essere condivisa dalla stessa Regione Puglia. Ne consegue l’illegittimità del decreto del presidente Vendola limitatamente alla nomina di Chirulli, Cesareo, Lamanna, Cosi, Sportelli, Galeone e Russo.
Il presidente della prima sezione del Tar Puglia, Corrado Allegretta ha accolto anche le contestazioni che riguardano l’apparentamento tra Confindustria e Confcooperative. «Il decreto regionale di nomina del Consiglio camerale – si legge nella sentenza – è stato adottato in carenza insanabile dei presupposti, sull base di una designazione unilaterale di Confindustria Taranto (lettera del 15 luglio 2010), cui è seguita una discordante designazione unilaterale di Confcooperative (lettera del 21 luglio 2010). Non può riconoscersi efficacia sanante alla irrituale e tardiva ratifica inviata da Confcooperative Taranto mediante telegramma, in data 24 agosto 2010, poichè il Consiglio camerale era già formato (su presupposto viziato) ed aveva iniziato la propria attività».
Ovviamente, l’annullamento del decreto di nomina di sette consiglieri «travolge in via derivata – scrive il Tar Puglia – la delibera consiliare del 25 agosto 2010, anch’essa impugnata».
Il 25 agosto di due anni fa, al termine di una riunione concitata, Sportelli fu eletto presidente della Camera di commercio con 18 voti a favore su 22, ponendo fine ad un lungo periodo di commissariamento durato circa due anni. Sin dal primo momento, però, l’elezione suscitò le polemiche di D’Amico e Falcone. «La sentenza del Tar – dice proprio Falcone – provoca un vero e proprio terremoto nella gestione della Camera di commercio. Una situazione che non abbiamo determinato noi ma chi si è reso responsabile delle irregolarità evidenziate dallo stesso Tar. Ora bisogna capire cosa accadrà. Sicuramente sono da considerare nulle le nomine della giunta e del presidente. A mio avviso, i due organismi dovrebbero immediatamente sospendere la loro attività».