Bloccato lo stabilimento. Sindacati e operai protestano contro la decisione dell'azienda di trasferire parte della produzione a Matera

Natuzzi, sciopero a oltranza

Il messaggio al “patron”: «Ci convochi e faccia chiarezza sul destino nostro e del Gruppo»

LATERZA – Il salotto imbottito si sta afflosciando e anche tavolini e plafoniere non stanno meglio. La crisi del gruppo Natuzzi sembra non finire mai e, da ieri, lo stabilimento di Laterza si è fermato: uno sciopero ad oltranza per protestare contro le scelte della proprietà.
Un’altra puntata, l’ennesima, della travagliata storia d’amore imprenditoriale tra Pasquale Natuzzi e la pietrosa Murgia, che declina dalla sua Santeramo passando per Matera e Laterza e scende giù in fondo sino a Ginosa. E’ il quadrilatero del salotto, cuore produttivo del gruppo più importante del mondo quando si parla di divano in pelle che, però, stenta a tornare coi bilanci in attivo ed è costretto a tenere in cassa integrazione praticamente tutti i 3200 dipendenti (700 solo a Laterza). Eppure, soltanto il mese scorso, il Gruppo di Santeramo è sbarcato in forze “su” a Milano per presentare i nuovi prodotti dei suoi marchi: Natuzzi Italia, Italsofa e Leather Editions. Qui “giù”, invece, si mastica amaro. Niente show room: la vetrina è una striscia di strada in mezzo alla polvere.
Basta andare al presidio dello stabilimento di Laterza per capire che i conti realmente non tornano. Ai dipendenti e ai sindacalisti innanzitutto, che non capiscono più le parole di Pasquale Natuzzi. E forse è per questo che i suoi operai, tra una frisella e un tarallino da sgranocchiare (la giornata e la nottata saranno lunghe…), mandano in onda proprio la sua voce: «Noi calcoliamo la nostra produzione in sedute: nel 2002 in Italia ne producevamo 2milioni e mezzo e oggi siamo a 580mila…». E’ un passaggio illuminante della recente audizione alla Camera dei deputati del “patron” e, a dir la verità, ascoltandolo tra bandiere che sventolano e operai sferzati dal vento murgiano, si capisce meglio che il ripetitivo mantra del “grande fratello del divano in pelle” ormai stenta ad ammansire coloro che ha sempre considerato parte di una grande famiglia.
Ora, il problema è che qui a Laterza davvero non capiscono perché il Gruppo si prepari a dichiarare 25 milioni di euro di perdite e decida di azzerare proprio il reparto dei complementi d’arredo, l’unico in attivo così dicono al presidio, per trasferirne la produzione nel sito di Matera, una costola dello stesso Gruppo. Insomma, come la pensano i dipendenti lo spiega bene un cartello: «Pasquale ci stai prendendo per il…». Non solo. Pensano pure che Natuzzi non la racconti giusta nemmeno al suo management, perché – a sentire Cosimo Ciaurro, sindacalista Femca-Cisl – «loro prendono impegni a Roma e lui li disattende qui a Bari, com’è successo in Confindustria il mese scorso quando si è concordata una riduzione dell’orario di lavoro da otto a sei ore e, oggi, ci ritroviamo con un settore che viene sostanzialmente smobilitato senza tante spiegazioni. Finisce il lavoro e quindi indovinate che succede…». E allora braccia incrociate e il problema dei 40 operai ancora in produzione nel reparto complementi d’arredo (chè gli altri 60 sono già a casa in cassa integrazione) diventa la battaglia di tutto lo stabilimento, perché se le sedute di Pasquale Natuzzi non “tengono” si va tutti col posteriore per terra.
I sindacalisti lo sanno e fanno squadra: «Il presidio nasce in questo stabilimento – dicono – ma vogliamo coinvolgere tutti gli altri». Il virus dello sciopero come antidoto da propinare all’azienda che sbaglia medicine per curarsi: «Natuzzi deve convocarci e fare chiarezza sulle sue reali intenzioni, deve spiegarci qual è il destino nostro e quello del Gruppo. Non può continuare ad usare gli ammortizzatori sociali, ottenuti grazie all’accordo delle parti sociali, per ottimizzare i flussi lavorativi».
Materie da codice etico: «Ma quello già ce l’abbiamo…». Pasquale Natuzzi, ovviamente, ha pensato anche a questo e sino ad oggi, nonostante la crisi e la concorrenza sleale, ha sempre funzionato. Lo ammettono, stavolta un po’ preoccupati, anche i lavoratori: «Per dieci anni Natuzzi ha usufruito della cassa integrazione, roba che nemmeno la Fiat è riuscita ad ottenere. Oggi però siamo alla fine dell’imbuto: e prima o poi doveva succedere…».

giovedì, 19 apr 2012 - 16:21

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