Dalla banca alla campagna, con tanta voglia di farcela

ROMA – Dalla banca alla campagna, sotto la spinta della crisi, ma con tanta voglia di farcela. E’ così che, come tanti altri giovani, Chiara Innocenti, si è creata un nuovo lavoro con un’idea di impresa. Dopo una laurea in Economia e commercio a Pisa, la gavetta da precaria in una società di telecomunicazioni a Milano e l’approdo al posto fisso in banca, di fronte alla crisi della sua azienda, non si è persa d’animo: ha abbandonato il lavoro a tempo indeterminato e si è trasformata in imprenditrice agricola. Con un’ex compagna di università, laureata in agraria, come socia. Quanto basta, quindi, per avere competenze agrarie ed economiche insieme per gestire un’attività in proprio. E’ nata così, a Civitella in Val di Chiana, in provincia di Arezzo, ‘Tunia’, un’azienda vitivinicola giovane e al femminile.Ma non è stato facile, come spiega a LABITALIA Chiara Innocenti, 36 anni, che oltre a essere diventata un’imprenditrice è anche presidente della Agia Cia Toscana, l’associazione che rappresenta i giovani agricoltori: “Passare dall’idea alla realizzazione pratica è stato lungo e complesso, ci è voluto circa un anno. Abbiamo incontrato molti problemi burocratici, quando abbiamo deciso di rilevare una parte di un’azienda che veniva venduta frazionata”. “Una volta avviata l’impresa -ricorda- abbiamo dovuto riconvertire i vigneti, che prima erano usati soprattutto da una cantina sociale, e quindi fare investimenti enormi per puntare su una produzione non grande ma di qualità. Abbiamo tuttora problemi con l’autorizzazione all’uso dei fabbricati e quindi al momento facciamo tutto in sedi in affitto, compresa la nostra abitazione, ovviamente con notevole esborso monetario”. L’azienda però ora va bene: “Abbiamo deciso di mantenere le caratteristiche del territorio nella produzione dei nostri vini, puntando sulla coltivazione biologica – dice Chiara Innocenti – e abbiamo ottenuto grandissimi riconscimenti sulla qualità”. Un percorso non facile, soprattutto se fatto da giovani donne: “E’ difficile -assicura- farsi ascoltare. Ci affidiamo a un vecchio fattore che fa tutto e a manodopera occasionale quando serve, per esempio nei periodi di potatura o vendemmia”. “La parte più difficile -confessa- è stata proprio quella della commercializzazione perché l’azienda comincia quando hai la bottiglia in mano, mentre la competenza nella fase della produzione è più scontata. Ed è qui che abbiamo cercato di essere innovative, curando il marketing e usando social network e e-commerce. E le vendite comiciano a dare risultati. Produciamo circa settemila bottiglie ma contiamo di raddoppiarle con le prossime uscite dei vini. Poi, cominciamo a girare per le fiere, anche per prendere contatto con l’estero”. E per il futuro non mancano i progetti: “Collaboriamo con l’università di Pisa – spiega – per rendere più scientifica la produzione di vin santo, ma soprattutto vorremmo diversificare le nostre attività, organizzando degustazioni abbinate a spettacoli ed esibizioni, percorsi formativi per le scuole, o l’agri-campeggio”. Una scelta, dunque, che Chiara Innocenti non rimpiange e che consiglierebbe ad altri giovani: “Per chi proviene da un lavoro dipendente è una soddisfazione lavorare su una cosa propria, si è disposti a tutti. E proprio in agricoltura si rifugiano molte persone espulse o annoiate dal mercato, tanto che è diventata una sorta di ammortizzatore sociale. Basti pensare che in Toscana a un bando per l’insediamento dei giovani in agricoltura sono arrivate talmente tante domande che abbiamo chiesto alla Regione di stanziare nuove risorse”.

giovedì, 5 apr 2012 - 12:13

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