Una donna è finita sotto processo per la realizzazione di una cappella gentilizia al cimitero di Martina Franca. L’imputata, una 61enne , è stata rinviata a giudizio dal gup Valeria Ingenito.
Il procedimento è scaturito dalla denuncia di un familiare che, recatosi al cimitero, non ha trovato più le cinque tombe e un ossario in cui riposavano le spoglie di nonni e zii. Al loro posto sorgeva una cappella gentilizia di due piani. L’uomo ha denunciato l’accaduto agli agenti del Commissariato di Martina che hanno chiarito il giallo.
Dalle indagini è emerso che l’ufficio tecnico comunale aveva rilasciato una regolare autorizzazione per la costruzione di una più grande e capiente dimora eterna sulla scorta di documentazione esibita dalla donna, dalla quale emergeva che si trattava dell’unica erede.
Sulla scorta della documentazione prodotta dal pensionato, invece, è emersa chiaramente la presenza di altri coeredi. Di conseguenza, la Polizia, a luglio di due anni fa, ha sottoposto a sequestro l’immobile e ha segnalato la presunta responsabile alla magistratura. Secondo l’accusa, la documentazione della donna avrebbe indotto in errore gli uffici comunali che hanno rilasciato il permesso per costruire.
Conclusa l’inchiesta, la vicenda è approdata dinanzi al gup del Tribunale di Taranto. Il giudice, accogliendo la richiesta del pm Giovanna Cannarile ha rinviato a giudizio l’imputata per i reati di falso in atto pubblico e violazione delle norme edilizie.
Prima udienza il 4 giugno prossimo dinanzi al giudice monocratico del tribunale della sezione distaccata di Martina.
I coeredi si sono costituiti parte civile tramite l’avvocato Franco Palazzo.