Richiesta di rinvio a giudizio per i presunti componenti di una rete dello strozzo

Usura, in venti rischiano il processo

Fra gli indagati anche insospettabili funzionari di banca. Nei guai anche un poliziotto, secondo l'accusa era una "talpa"

Approderà a breve in aula una delle principali inchieste sui prestiti a strozzo conclusApproderà a breve in aula una delle principali inchieste sui prestiti a strozzo concluse a Taranto negli ultimi anni. Nei confronti dei venti indagati coinvolti nell’operazione “Shylock” (che prende il nome dal ricco usuraio ebreo della commedia di Shakespeare, “Il mercante di Venezia”) il pm Maurizio Carbone ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio. Della rete dell’usura, stando alla ricostruzione degli inquirenti, facevano parte personaggi noti alle forze dell’ordine che si avvalevano della complicità di insospettabili funzionari di banca. I tassi di interesse applicati annualmente partivano dal 45% per raggiungere il 122%, a seconda dell’entità della somma e dei tempi di restituzione. Vittime del giro imprenditori, commercianti, professionisti e anche famiglie in difficoltà finanziarie. L’inchiesta scaturì da altre due operazioni. La prima aveva fatto emergere un raggiro ai danni di finanziarie messo in atto con buste paga fasulle finalizzate all’erogazione del prestito. Un raggiro perpetrato, hanno appurato i militari della Guardia di Finanza, da due vittime dello strozzo. Due consulenti alle prese con grossi problemi economici, si rivolsero prima ad un usuraio e successivamente, per poter far fronte ai debiti col primo, ad un secondo. Così caddero dalla padella nella brace. Infatti, la loro situazione economica peggiorò in maniera irrimediabile. Il promotore dell’associazione è ritenuto Luciano Donati, 55 anni, tarantino, personaggio noto alle Forze dell’ordine, nonchè ex poliziotto. Nei confronti del presunto capo e di altri dodici indagati, il 15 giugno 2010, a conclusione delle indagini, scattarono tredici ordinanze di custodia cautelare. I destinatari furono Gianluca Gargiulo, 30 anni, Massimiliano Gargiulo, 34 anni, di Taranto, Ciro Chimenti, 57 anni, di Grottaglie, Giuseppe Berdicchia, 38 anni, di Lizzano, Giuseppe Palombella, 58 anni, di Lizzano, Gaetano Diodato, 42 anni, di Taranto, il promoter finanziario Donato Arces, 56 anni, di Grottaglie, Maria Donati, 25 anni, di Taranto, Francesco Durelli, 26 anni, di Taranto (marito di quest’ultima e genero di Luciano Donati), Cosimo Prudenzano, di Sava, Angela Cristina Andrei, 28 anni, rumena, residente a Grottaglie Sotto accusa è finito anche un ispettore di Polizia, Giacomo Vitale, 52 anni, di Grottaglie. Estraneo all’attività illecita, è ritenuto responsabile di aver fornito ad alcuni dei principali esponenti dell’organizzazione informazioni riservate sulle indagini avviate a loro carico coperte dal segreto. Infatti, risponde di violazione del segreto di indagine e accesso abusivo al sistema informatico della banca dati delle Forze dell’ordine. Il poliziotto, ex capo della scorta del ministro Antonio Gava, in quota alla Squadra Mobile della questura di Taranto, ha sempre respinto tutte le accuse, fornendo la sua versione dei fatti ma anche la sua posizione dovrà essere chiarita in un procedimento. Il magistrato inquirente ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio anche nei suoi confronti. Della folta schiera degli imputati fanno parte anche altri sette che rimasero indagati a piede libero. Dopo le richieste formulate dall’accusa, la vicenda adesso passa al vaglio del giudice delle udienze preliminari. e a Taranto negli ultimi anni. Nei confronti dei venti indagati coinvolti nell’operazione “Shylock” (che prende il nome dal ricco usuraio ebreo della commedia di Shakespeare, “Il mercante di Venezia”) il pm Maurizio Carbone ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio. Della rete dell’usura, stando alla ricostruzione degli inquirenti, facevano parte personaggi noti alle forze dell’ordine che si avvalevano della complicità di insospettabili funzionari di banca. I tassi di interesse applicati annualmente partivano dal 45% per raggiungere il 122%, a seconda dell’entità della somma e dei tempi di restituzione. Vittime del giro imprenditori, commercianti, professionisti e anche famiglie in difficoltà finanziarie. L’inchiesta scaturì da altre due operazioni. La prima aveva fatto emergere un raggiro ai danni di finanziarie messo in atto con buste paga fasulle finalizzate all’erogazione del prestito. Un raggiro perpetrato, hanno appurato i militari della Guardia di Finanza, da due vittime dello strozzo. Due consulenti alle prese con grossi problemi economici, si rivolsero prima ad un usuraio e successivamente, per poter far fronte ai debiti col primo, ad un secondo. Così caddero dalla padella nella brace. Infatti, la loro situazione economica peggiorò in maniera irrimediabile. Il promotore dell’associazione è ritenuto Luciano Donati, 55 anni, tarantino, personaggio noto alle Forze dell’ordine, nonchè ex poliziotto. Nei confronti del presunto capo e di altri dodici indagati, il 15 giugno 2010, a conclusione delle indagini, scattarono tredici ordinanze di custodia cautelare. I destinatari furono Gianluca Gargiulo, 30 anni, Massimiliano Gargiulo, 34 anni, di Taranto, Ciro Chimenti, 57 anni, di Grottaglie, Giuseppe Berdicchia, 38 anni, di Lizzano, Giuseppe Palombella, 58 anni, di Lizzano, Gaetano Diodato, 42 anni, di Taranto, il promoter finanziario Donato Arces, 56 anni, di Grottaglie, Maria Donati, 25 anni, di Taranto, Francesco Durelli, 26 anni, di Taranto (marito di quest’ultima e genero di Luciano Donati), Cosimo Prudenzano, di Sava, Angela Cristina Andrei, 28 anni, rumena, residente a Grottaglie Sotto accusa è finito anche un ispettore di Polizia, Giacomo Vitale, 52 anni, di Grottaglie. Estraneo all’attività illecita, è ritenuto responsabile di aver fornito ad alcuni dei principali esponenti dell’organizzazione informazioni riservate sulle indagini avviate a loro carico coperte dal segreto. Infatti, risponde di violazione del segreto di indagine e accesso abusivo al sistema informatico della banca dati delle Forze dell’ordine. Il poliziotto, ex capo della scorta del ministro Antonio Gava, in quota alla Squadra Mobile della questura di Taranto, ha sempre respinto tutte le accuse, fornendo la sua versione dei fatti ma anche la sua posizione dovrà essere chiarita in un procedimento. Il magistrato inquirente ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio anche nei suoi confronti. Della folta schiera degli imputati fanno parte anche altri sette che rimasero indagati a piede libero. Dopo le richieste formulate dall’accusa, la vicenda adesso passa al vaglio del giudice delle udienze preliminari.

venerdì, 24 feb 2012 - 20:00



  • Redazione