Ambiente, lavoro e aree demaniali: Comune e Provincia da Passera

Taranto, vertenza nazionale. Mercoledì vertice a Roma

Un Tavolo c’era. Era Istituzionale e le sue gambe vennero segate dalle dimissioni di Prodi che per decreto ne aveva deciso la nascita. Erano i giorni che seguivano la dichiarazione di dissesto e sulle scrivanie  dei dirigenti di Interno e Lavoro circolavano fascicoli e tabelle con carta intestata Amat, Amiu e appalto comunale.
Insomma, Taranto era oggetto di verifiche e accordi interministeriali ma tutto ebbe fine all’inizio del 2008 quando la signora  Mastella fu coinvolta in uno scandalo giudiziario e suo marito, ministro della Giustizia, reagì facendo cadere il governo Prodi.
Arrivò Berlusconi e della rinascita del Tavolo Taranto non si avrà più notizia.
Florido e Stefàno mercoledì prossimo ci riprovano, portando – questa volta sul tavolo di Corrado Passera – l’istanza Taranto che nella mente del sindacalista  – dal 2004 a capo della Provincia – rimanda alla vertenza dei primi Anni Ottanta, quando la città sfilava compatta sul ponte e fuori le mura.
Ed ecco il punto: compettezza. Merce rara ma da ricercare perchè a quella istituzionale, come ammette lo stesso Florido mentre Stefàno annuisce, non corrisponde quella politica (centrosinistra spaccato, centrodestra da ricostruire, civismi tanti, sparsi e isolati).
Domani Florido riunirà la Consulta dello Sviluppo e, contestualmente, il gruppo parteciperà ai lavori del Comitato Portuale. Il momento è delicato e nel giro di 48 ore sindaco e presidente della Provincia si recheranno a Roma per chiedere allo Sviluppo Economico del governo Monti una cosa semplice quanto urgente: rimettere Taranto al centro delle politiche di Governo. Ma c’è una differenza rispetto al 2007: non si è più di fronte a un deficit  da sanare  quanto ad una prospettiva da disegnare. Le traiettorie sono tre:  Risanamento ambientale e bonifiche (Mar Piccolo e Tamburi in primis); responsabilità sociali delle imprese operanti sul territorio, Marina Militare compresa (aree demaniali);  quantificazione e destinazione di investimenti a supporto di politiche occupazionali.
Un futuro tutto  da tracciare, allargando l’orizzonte alla matita di Difesa, Lavoro, Interni e Attività Produttive e Ambiente.
«Vorremmo che diventasse un tavolo permanente – spiegano sindaco e presidente della Provincia -  chiederemo reali scelte governative. E a differenza del Tavolo Taranto del 2007 – aggiunge  Stefàno – abbiamo idee molto più chiare sulla situazione ambientale, ad esempio, e sullo stato del Mar Piccolo».
Florido punta soprattutto sulle aree demaniali, ritenendo chiusa l’era della compensazione. Ci sono interi pezzi da restituire alla città, in effetti. Il tempo delle contropartite è scaduto: la Difesa prima o poi dovrà prenderne atto.
«Taranto sta vivendo una grande pagine di coesione istituzionale – chiudono sindaco e presidente della Provincia – lo stesso prefetto sta dimostrando assoluta vicinanza. A questo  – auspica Florido – dovrebbe corrispondere anche un valido contrappeso politico di coesione». Ma  è una storia più ardua e complicata anche da declinare (ne parliamo nella pagina accanto).
Quanto all’emergenza ambientale, ovvero all’allarme che emerge dalla maxi perizia  e alle conseguenti sollecitazioni spedite agli enti locali  dal procuratore Sebastio, Florido e Stefàno rispondono quasi in coro: «Metteremo per iscritto le nostre valutazioni, stiamo sentendo i tecnici. Divulgheremo la nostra risposta dopo averla resa alla Procura. Questione di rispetto».

domenica, 5 feb 2012 - 14:30



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