Fiom Cgil, fuga di iscritti e accuse di “stalinismo”

Fuga dalla Fiom di Taranto. Circa 400 iscritti avrebbero abbandonato i metalmeccanici della Cgil ed una rsu Ilva, componente del comitato centrale nazionale, è passata alla Fim. Si tratta di Francesco Rizzo che racconta il suo percorso in una lunga lettera inviata al segretario generale della Fiom nazionale, Maurizio Landini e per conoscenza a Susanna Camusso.
Un caso che rischia di appannare l’immagine del segretario generale della Fiom di Taranto Rosario Rappa e di tutta l’organizzazione e su cui già si registra l’intervento dei dirigenti nazionali della Fim Cisl. Nella missiva Rizzo racconta il suo allontanamento prima dalla Fiom e poi dalla Cgil. «Vengo accusato – scrive – di far cancellare gli iscritti, di essere amico dell’azienda. Si dice che sono stato allontanato perchè avevo sistemato i miei familiari. Il mio trascorso in Ilva è chiaro a tutti, ai lavoratori e alla dirigenza dell’azienda. Si dicono tante altre cose perché non si ha il coraggio di dire la verità: cioè che questa Fiom è lontana dalle vere esigenze dei lavoratori. La mia storia è nota a tutti, sono stato licenziato due volte dall’Ilva e reintegrato al lavoro dal giudice, ho avuto 72 giorni di sospensione cautelare  per il mio impegno sulla sicurezza e nello specifico perché ci rifiutammo di effettuare una lavorazione in presenza di un gravissimo rischio di incolumità personale per i ragazzi del mio reparto e altri 20 di sospensione sempre per il rispetto di procedura di sicurezza. E’ complicato per la Fiom dire che sono amico dell’Ilva.  Ecco cosa capita a chi dissente, provarlo sulla propria pelle è lacerante. In pieno stile stalinista».
Per il momento non ci sono risposte ufficiali della Fiom e della Cgil. Il segretario generale Rappa non si sbilancia. «I motivi di questa decisione – afferma – non sono riconducibili a questioni che attengono l’attività sindacale, nè a motivazioni politiche o a vicende sulla democrazia sindacale». Rappa misura le parole, però, una frase se la lascia scappare. «E’ una questione delicata sulla quale sono in corso  verifiche interne».
Gli strali di Rizzo sono diretti allo stesso segretario generale nazionale. «Landini – scrive – non era quello che alla festa dei 110 anni della Fiom gridava a gran voce che alla Fiat hanno tolto il diritto ai lavoratori di scegliere da chi farsi rappresentare e che i delegati nominati dalle segreterie sarebbero solo delegati di comodo? E a Taranto la Fiom non ha fatto la stessa cosa? Se lo fa la Fiom va bene, se lo fanno gli altri non è democratico?  Spiegatemi come funziona».
Il caso rischia di deflagrare in casa Fiom e di alimentare la polemica tra le tre federazioni metalmeccaniche. Sulla vicenda interviene la Fim Cisl con il segretario nazionale Marco Bentivogli.  Anche nella Fim provinciale, però, le polemiche non mancano. La segreteria è stata commissariata nei mesi scorsi con l’improvvisa defenestrazione dell’ex segretario generale Beppe Lazzaro.
«La Fiom – scrive Bentivogli – conduce la sua battaglia per la democrazia e il conflitto ma si scorda di applicarla al suo interno. Nella lettera ai vertici Fiom e Cgil, Franco Rizzo, racconta la quotidiana assenza di democrazia all’interno della Fiom nella provincia dove ha sede l’impianto siderurgico più grande d’Europa, l’Ilva. Dove la Fiom diventa la terza organizzazione staccata di gran lunga dalle prime due. La Fiom ricordi che di sconfitta in sconfitta non c’è la vittoria finale, ma si fa male ai lavoratori e alle loro istanze.  E l’emorragia di iscritti e militanti dovrebbe far riflettere. Forse per questo la Fiom è contraria all’accordo del 23 giugno 2011, firmato anche dalla Cgil, perché prevede, per la prima volta, la certificazione degli iscritti. Verifica che comporterebbe un bilancio politico e organizzativo disastroso che avrebbe conseguenze sulla permanenza del suo gruppo dirigente».

sabato, 28 gen 2012 - 21:14



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