presidi all'Eni e all'Ilva/Colonne di mezzi di TrasportoUnito hanno di fatto bloccato la raffineria

La città nella morsa dei camionisti

 

E’ incominciata a mezzanotte di lunedì e continuerà fino alla stessa ora di venerdì prossimo la protesta degli autotrasportatori. I camionisti provengono dalla città, dalla provincia, dalle regioni confinanti (Basilicata, Campania e Calabria) ed hanno parcheggiato i loro mezzi sul ciglio delle principali arterie viarie di ingresso al capoluogo ionico: sulla statale 100, sulla statale 106 (all’altezza della raffineria Eni), sulla statale 7 (all’altezza dell’Ilva), sulla statale 7 ter zona San Basilio (svincolo Statte in direzione Ilva), sulla statale 106 (svincolo per l’area portuale Tct) e nelle zone di Manduria, Massafra-Mottola e San Giorgio.
All’imbocco della statale 106, nei pressi della raffineria Eni, ieri mattina c’erano circa cinquanta mezzi pesanti e molti autotrasportatori riuniti in capannelli. I lavoratori, scesi in strada in tutta Italia, chiedono al Governo un intervento urgente per risolvere i problemi e sbloccare la situazione di disagio.
«Protestiamo – spiega il segretario provinciale del Trasportounito Fiap Francesco Solfrizzi – per il ritardo nel pagamento, da parte dei committenti, dei costi minimi che il camionista deve affrontare, il contenimento dei costi assicurativi, la riduzione del pedaggio ai caselli autostradali pagati a prezzo di mercato come il gasolio diventato sempre più caro».
Su quest’ultimo punto il sindacalista esprime tutto il suo dissenso e si sofferma evidenziando uno dei tanti paradossi ionici. «Non è possibile – afferma Solfrizzi – che il camionista debba pagare il carburante a prezzo pieno. I costi sono elevatissimi e i rimborsi arrivano dopo mesi. A ciò si aggiunge che Taranto ha una delle raffinerie più importanti d’Italia ma comprare la benzina prodotta in riva ai due mari è meno conveniente rispetto ad altre città. Questa è una battaglia che dovrebbe essere condivisa anche da tutti i tarantini, non solo dai camionisti».
In questi giorni i lavoratori riuniti in assemblee e presidi attenderanno le risposte dal Governo, in primis dal ministero dello Sviluppo Economico, circa il pagamento dei costi minimi da parte dei committenti. «Puntiamo l’attenzione – afferma il numero uno di TrasportoUnito – sul pagamento regolare dei costi minimi. E’ un nodo talmente importante da far passare quasi in secondo piano le agevolazioni sul gasolio. Per il ritardo dei pagamenti da parte dei committenti molte aziende di trasporti sono in crisi, sono fallite o hanno chiuso».
Se le risposte da Roma dovessero tardare il sindacalista sostiene che «la protesta continuerà ad oltranza, senza terminare, come previsto, il 27 a mezzanotte». Sul ciglio della statale 106 lo scontento dei camionisti è tangibile. Portare a casa lo stipendio è un obbligo ma le difficoltà di un intero settore ed i pericoli degli autotrasportatori non possono passare in secondo piano.
«Per ridurre i costi minimi – specifica Solfrizzi – durante i viaggi i camionisti impiegano meno tempo per mangiare, per dormire e per riposare. Caricano e scaricano il mezzo anche se non è loro competenza. Lo Stato deve effettuare controlli nelle aziende committenti e sanzionare quelle irregolari imponendo il pagamento retroattivo immediato delle differenze». I camionisti presenti sulla lunga lingua d’asfalto che costeggia le grandi cisterne della raffineria lanciano il grido d’allarme.
«Il costo del gasolio è diventato insostenibile – sottolinea un autotrasportatore – ed i rimborsi, come quelli delle accise, sono ritardati da parte delle aziende. Il denaro è restituito dopo mesi, quasi un anno. Lo Stato deve darci un sostegno immediato». Mentre il traffico sulle arterie impegnate dai tir subisce comprensibili rallentamenti, in particolar modo nelle ore di punta, lunghe code anche alle pompe di benzina cittadine.

Luca Caretta

martedì, 24 gen 2012 - 19:50



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