Un viaggio dal particolare al generale lo si potrebbe definire l’ultimo lavoro di Andrea Mantovano, architetto salentino, studioso di storia dell’architettura, che torna il libreria con un volume pubblicato dalle Edizioni Esperiti di San Cesario di Lecce: “La colonna e la città”; sottotitolo esplicativo: “Appunti su linguaggio architettonico e spazio urbano nel barocco di Terra d’Otranto”. Il particolare, che viene adeguatamente definito dal titolo è, appunto, la colonna angolare; elemento decorativo, urbanistico, artistico o, come potremmo dire con linguaggio moderno: di arredo urbano il cui ruolo di strategia dell’immagine scopriamo grazie a questo studio davvero esauriente, che mette a confronto l’enorme patrimonio architettonico barocco dissemino nel Salento, soprattutto nel Basso Salento, col Bacino del Mediterraneo, proponendo raffronti e analisi davvero suggestivi. L’autore avverte, infatti, che: “Il tema della colonna angolare, e più in generale della definizione dello spigolo urbano, interessa aree diverse che gravitano attorno al bacino del Mediterraneo: Puglia, Sicilia, le coste dell’Adriatico Orientale (Dalmazia e Isole jonie della Grecia), Marocco, Tunisia, Malta, Creta, Provenza e Spagna”, essendosi però sviluppato con largo anticipo nel mondo islamico.
Lo studio prende le mosse, dando sistematicità, a precedenti studi soprattutto di Mario Cazzato e di Marcello Fagiolo, che affrontavano il problema delle “soluzioni angolari” all’interno dell’architettura barocca, affrontando anche il problema delle committenze.
Dopo un approfondito esame documentato di elementi presenti in Medio Oriente e Nord Africa, a partire dal lontano Turkmenistan e dall’Uzbekistan, il lavoro prende in esame la diffusione di questo costume architettonico in Puglia dove la diffusione risale al XVI secolo: i primi esempi rimontano a metà del ’500. I più antichi esempi datati sono concentrati nell’area centrale del Salento, soprattutto a Sternatia, Maglie e Melpignano. E’ a partire dal Seicento che la diffusione si ramifica in tutto il Salento, soprattutto a Lecce. E’ nel capoluogo, secondo mantovano, che si coglie una chiave di lettura specifica del fenomeno che, nei comuni salentini ha in genere funzioni simboliche, onorarie e di arredo urbano: a Lecce un’ulteriore chiave di lettura viene intravista nella sovrapposizione fra l’ubicazione di colonne e alcuni percorsi urbani privilegiati o particolarmente importanti, processionali o civili. La concentrazione si evidenzia, infatti, nelle vie interessate al passaggio di processioni e cioè: negli isolati a est di piazza Duomo.
L’autore propone una rassegna esaustiva delle tipologie di attrezzatura dello spazio angolare che va dalla colonna tradizionale, completata da fusto e capitello, alla varianti (doppie colonne, sovrapposizioni, fintoni, l’inserimento nella parasta o nel pilastro, ecc…) e le diverse strutturazioni: gli smussi angolari, le nicchie con o senza statue, le edicole angolari, le testine antropomorfe.
L’autore propone anche un’ampia scheda con elaborazioni grafiche di tutte le tipologie di colonne angolari presenti.
Il saggio di Mantovano prosegue con due capitoli destinati ai “cantieri secolari”: la Chiesa Madre di Maglie come edificio religioso e il Palazzo ducale di Poggiardo come edificio civile. Questi gli altri argomenti trattati: “Il neobarocco e la sopravvivenza del linguaggio architettonico tra Otto e Novecento”; “Il cuore sacro della città: Piazza Duomo a Lecce”: “Il cuore civico e mercantile della città: “Piazza S. Oronzo a Lecce”; “Spazio urbano e architettura votiva nei Sei settecento: i casi di Muro Leccese e Nardò”.
Di Andrea Mantovano ricordiamo un altro volume apparso nei mesi scorsi: “Pier Luigi Nervi a Lecce 1930-1935”.