Un omaggio di amici dei Musei all'opera e alla figura della studiosa massafrese

Un convegno per ricordare Jole De Sanna, la grande storica dell’arte scomparsa nel 2004

Ricordare Jole De Sanna. L’obiettivo posto dall’Associazione Amici dei Musei, per iniziative della presente Annapaola Petrone Albanese è importante e merita sostegno. Abbiamo accettato ben volentieri di intervenire alla manifestazione organizzata dagli Amici dei Musei per venerdì prossimo alle 17 al Museo nazionale, dove toccherà a Elena Pontiggia, docente di Storia dell’arte in quell’Accademia di Brera dove per molti anni insegnò Jole, affrontare, affrontare il tema proposto: “Amare de Chirico: lo studio e la passione di Jole De Sanna”.

Jole fu innanzi tutto una delle più preziose collaboratrici della nostra pagina culturale. La mia conoscenza e anche la collaborazione, risale al 1992, quando realizzai per il “Corriere del giorno”, il volume “La cultura a Taranto”, nel quale compivo un’analisi della situazione culturale, che appariva stagnante (ma in realtà era luminosa se paragonata all’attuale). In particolare proponevo le interviste ad alcuni personaggi della cultura italiana, uno per ogni settore, che, essendo di origine tarantina, davano la propria disponibilità a contribuire, con la propria opera e con progetti specifici, alla crescita della città. Per quanto riguardava l’arte il nostro punto di riferimento era Nicola Carrino, il più importante artista che la città abbia espresso, uno degli ultimi mostri sacri della scultura italiana. Ma quella ricerca di personaggi che accettassero di fare da trait-d’union tra Taranto e la cultura italiana mi portò a Jole. Lei, a differenza di quasi tutti gli altri, non solo era disponibile, ma era addirittura alla ricerca di questo rapporto, poiché sentiva l’urgenza di far crescere il territorio. La scelta di mantenere la sua residenza a Massafra, dove aveva acquisito un palazzo storico assieme al marito, con un grande orto botanico di cui la coppia aveva cura amorosa, per lei, donna attivissima, critica e storica dell’arte tra le più stimate e accreditate, lontana dalle vetrine mondane del Belpaese, ma ben conosciuta nei santuari dell’arte mondiale, per allestire e presentare mostre, era docente di Storia dell’Arte all’Accademia di Brera.
“Dobbiamo fare qualcosa per Taranto”, di disse, lei che era la promotrice della Casa degli artisti a Milano e che nel capoluogo lombardo portava avanti battaglie importanti come quella per il restauro della fontana di de Chirico. Proprio questo impegno ci portò a un’associazione di idee: intraprendere la battaglia per il restauro delle vasche della Concattedrale di Giò Ponti, che erano state rase al suolo. Ero diventato il suo punto di riferimento per tenere vivo questo legame culturale e il rapporto di collaborazione e di amicizia si consolidò
Fu grazie a lei che potei entrare in contatto con Lisa Licitra e con Giulio, i figli del grande architetto milanese che monsignor Motolese aveva voluto a Taranto. Incontro che portò poi al restauro delle vasche.
Ma fu solo un dei tanti episodi di collaborazione con Jole, con ebbi varie occasioni di tenere convegni e conferenze, come quella su Carlo Ponti, realizzata grazie alla disponibilità di Pierfranco Bruni, allora assessore alla Cultura, di cui furono anche pubblicati gli atti.
Ma le cose più importanti che potei realizzare assieme a lei furono il piano di fattibilità per la Pinacoteca – Museo polivalente, istituito dal Consiglio provinciale nel 1996, dotato anche di sede e di risorse economiche, ma mai partito per l’insensibilità dei politici, e l’ideazione della grande mostra su “De Chirico e il Mediterraneo”, che nel 1998 celebrò il ventennale della morte della grande artista e che poi fu portata a Milano, con un prestigioso catalogo edito da Rizzoli. Nei giorni di preparazione, studio e allestimento, Jole portò, con la sua vivacità, anche uno “scombussolamento creativo” nella soprintendenza archeologica, che per la prima volta veniva coinvolta nella cura di una mostra d’arte moderna.
Nella sua casa ho conosciuto tanti personaggi noti, come Angelo Naj, il noto imprenditore della moda, l’editore Vanni Schaiwiller, le direttrice del Cnr Alessandrini interessata a un progetto per la civiltà rupestre, il presidente della Fondazione de Chirico, Piccozza.
Ma non posso dimenticare come Jole fosse anche una donna di fede profonda, che si evince perfettamente anche dai suoi scritti.
La tragica scomparsa, le sconcertanti vicende che la seguirono, ma anche la ristabilita “distanza” tra Milano e Taranto, hanno fatto calare una cortina anche sul ruolo che Jole svolse in quegli anni. La sua mancanza si fa sentire  Per me che ho perso un’amica importante, una collaboratrice di alto profilo, una “maestra” di vita e cultura, ma anche per tutto il territorio che, purtroppo, dimentica con una facilità davvero sconcertante.

lunedì, 9 gen 2012 - 15:45

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