Quanti intrecci nel derby Foggia-Taranto

A Foggia non è mai una partita normale per il Taranto. Nonostante le dosi di anestetico di un derby senza una delle due tifoserie (almeno in gran parte). Non lo è nemmeno stavolta. Anche se non c’è più Zdenek Zeman e il suo calcio sfrontato quanto divertente (eppure l’anno scorso allo Zaccheria finì con un insolito 0-0). Però c’è Paolo Stringara e quindi la panchina avversaria è comunque da seguire con curiosità: il tecnico di una delle stagioni più difficili degli ultimi anni, quella nata per essere di “transizione”, finita con la salvezza diretta solo all’ultima giornata e sfociata la stagione successiva nella cessione da Blasi a D’Addario della società. Stringara, che non ha mai troncato il legame con Taranto, ha tra l’altro allenato proprio nella stagione 2008/09 Davide Dionigi, nell’ultimo campionato in rossoblù dell’allora attaccante. Domenica saranno uno contro l’altro e torneranno amici dopo (il tecnico rossoblù è stato uno dei primi a congratularsi con Stringara dopo l’ingaggio a Foggia), a risultato noto.
Sarà anche per Bremec una partita atipica. Curiosa anche per l’intreccio del calendario: il portiere spagnolo è reduce da un turno di squalifica per l’espulsione rimediata a Benevento, figlia del clima ostile che lui stesso ha avvertito e affrontato male. Invece Foggia è città dove Bremec viene applaudito ogni volta, da ex rimpianto, arrivato tra l’altro in maglia rossonera per la stessa ragione per cui è arrivato in rossoblù, ovvero la rottura della società dauna (capità l’anno dopo al Taranto) con Zappino, vulcanico brasiliano. Proprio Bremec, caratterialmente sensibile, avverte molto il cambio di clima: l’affetto di Foggia va paradossalmente a discapito dei dauni. In più il portiere rossoblù si riprende il posto di Faraon, che è un altro che a Foggia è stato protagonista di un altro momento interessante di questo derby. Perché il 6 maggio del 2007 esordì in C1 quasi all’improvviso: era la penultima giornata della stagione regolare e entrambe le squadre avevano bisogno di poco per arrivare matematicamente ai playoff. Faraon prese il posto di Barasso e parò quasi tutto (voto 7. Giudizio: “Istinto e atletismo, prontezza e carattere. Para con la faccia tosta di un vecchio marpione e con la freschezza di una giovane promessa”). Ma secondo i desideri del Taranto non stava nemmeno facendo un favore: i rossoblù poi persero, al 94′ su gol di Ignoffo, entrambe le squadre arrivarono ai playoff aritmeticamente e alla squadra di Papagni toccava l’Avellino. Era quello che in qualche modo voleva Blasi, che scherzò a lungo nel fine partita con il presidente avversario Capobianco, perché ai dauni sarebbe toccata la Cavese e il “clima” di Cava in semifinale. Poi il Taranto uscì presto, il Foggia fu beffato dopo. In B andò l’Avellino.
Poi ci sono gli affari (o presunti tali) degli ultimi anni, il passaggio di Di Roberto a stagione in corso, quello a tappe di Mattioli (partito da Foggia, passato da Taranto, tornato a Foggia). E altri incroci che, per questo, consigliano di fermarsi alla storia recente. Dionigi contro Stringara è già gran parte della sfida. Insieme hanno vissuto una stagione complicata, finita per entrambi con un divorzio triste dal Taranto, ma non da Taranto. Infatti uno è tornato, l’altro ha ancora mani da stringere. Mancano i tifosi: questo continua a essere il cruccio.

venerdì, 11 nov 2011 - 15:40

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