L’Ilva è da sequestrare secondo i Carabinieri del Noe. La richiesta clamorosa è contenuta nel carteggio prodotto ieri dal procuratore Franco Sebastio nell’incidente probatorio. I militari del Nucleo operativo ecologico, su disposizione della Procura di Taranto, hanno effettuato alcuni accertamenti sulle emissioni dello stabilimento siderurgico riscontrando alcune irregolarità sull’espulsione di gas pericolosi attraverso le sei torce delle due acciaierie e su alcuni impianti per lo smaltimento delle polveri. “Si chiede l’emissione di un provvedimento cautelare reale diretto ad evitare il protrarsi delle attività illecite e del conseguente inquinamento, che obblighi altresì l’azienda all’adeguamento degli impianti e delle relative autorizzazioni”. E’ quanto si legge nel rapporto inviato in Procura corredato da immagini filmate di fumi e vapori. Si tratta di videoriprese effettuate ininterrottamente per 45 giorni.
Le torce delle acciaierie, stando ai rilievi del Noe, vengono utilizzate impropriamente. “Anzichè essere un meccanismo d’emergenza per l’eliminazione d’urgenza di gas pericolosi per i lavoratori, sono di fatto un impianto per la combustione di gas che l’azienda individua come non utili per il recupero e di cui pertanto intende disfarsi”. Si tratta di emissioni (“slopping”), secondo il Noe, non autorizzate.
I militari del Nucleo ecologico hanno contestato, fra l’altro, l’emissioni di nubi rossastre intense e, in alcune aree dello stabilimento, l’assenza di impianti per l’abbattimento di polveri e fumi o, in altri casi, la presenza di impianti fuori uso.
Sulla scorta dei rilievi effettuati i carabinieri specializzati in reati ambientali chiedono il sequestro dell’Ilva. Sequestrare l’impianto significherebbe bloccare la produzione con inevitabili e macroscopiche conseguenze sul piano occupazionale, considerando le 11.000 unità impiegate nello stabilimento. E’ il solito dilemma. Comunque, la richiesta è al vaglio della Procura.
Sulla correlazione fra inquinamento, patologie e decessi effettueranno l’indagine epidemiologica partirà il primo luglio. Ieri, nell’incidente probatorio, il gip Patrizia Todisco ha affidato l’incarico al professor Annibale Biggeri, professore ordinario di Statistica Medica dell’Università di Firenze, la professoressa Maria Triassi, direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva dell’Università Federico II di Napoli e il dottor Francesco Forastiere, esperto di epidemiologia. Il pool di periti dovrà stabilire quali sono le patologie acute e croniche provocate dalle emissioni inquinanti degli impianti dell’Ilva e il numero dei decessi e dei ricoveri che si registrano ogni anno. Le operazioni peritali inizieranno venerdì prossimo al Centro epidemiologico di Roma. I chimici Nazareno Santilli, Rino Felici, Roberto Monguzzi e Mauro Sanna, hanno ottenuto una proroga di sei mesi. Prossima udienza il 17 febbraio 2012. Per quella data i periti dovranno completare il loro lavoro.
Anche le parti offese hanno nominato propri consulenti. Fra gli altri, i cinque allevatori a cui sono stati abbattuti i capi di bestiame, rappresentati dall’avvocato Sergio Torsella, hanno nominato un epidemiologo ricercatore del Cnr, Emilio Gianicolo. Il legale della Provincia, avvocato Carlo Petrone, il dottor Fernando Graziano. L’avvocato del Comune Angela Maria Buccoliero ha nominato due consulenti tecnici. Anche i vertici dell’Ilva hanno nominato dei consulenti di epidemiologia.
Nell’inchiesta sono coinvolti Emilio Riva e Nicola Riva, il direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso e il dirigente del Reparto Agglomerato Angelo Cavallo (difesi dall’avvocato Egidio Albanese). Rispondono di disastro colposo, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, sversamento di sostanze pericolose e inquinamento atmosferico.
Il Ministero dell’Ambiente e la Regione, pur essendo parti offese, finora non hanno nominato nessun legale.
Per la prima volta la magistratura a Taranto ha disposto un’indagine epidemiologica sulle conseguenze delle emissioni di sostanze inquinanti del siderurgico. Per questo, all’esterno dell’aula in cui era in corso l’incidente probatorio (a parte chiuse perchè in camera di consiglio), c’era una folta schiera di ambientalisti che hanno voluto testimoniare con la loro presenza l’attenzione verso l’indagine e la vicinanza alla magistratura. L’appello su Facebook ha sortito gli effetti sperati.