La Puglia vitivinicola è in pieno fermento operativo dopo la grane meritata affermazione ottenuta dai suoi prodotti al recentissimo Vinitaly di Verona, la prestigiosa vetrina internazionale del settore che ha presentato al mercato mondiale il meglio dell’enologia delle Cantine della nostra regione (e tra queste ben posizionate quelle del Tarantino con in prima fila l’ormai largamente apprezzata anche in campo internazionale Cantina Sociale “L. Ruggieri” di Lizzano), un’affermazione che fa seguito al lusinghiero successo incassato l’anno scorso nel campo dell’export con un più 25% rispetto all’annata precedente, realizzando una crescita commerciale e qualitativa che non ha avuto eguali in tutto il Bel Paese.
In questo quadro l’obiettivo primario dei produttori vinicoli si profila quindi essere quello – come sostiene appunto in proposito l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari della Puglia, Dario Stefàno – di aprirsi maggiormente e più incisivamente, oltre che con oculata intelligenza, a tutti i mercati internazionali; e per raggiungere i migliori risultati al riguardo, gli sforzi si devono appunto concentrare particolarmente sulla ristrutturazione del sistema delle Doc (Denominazione di origine controllata), delle Dop (Denominazione di origine protetta) e delle Igt (Indicazione geografica tipica). E da parte sua la Regione ha avviato per questo un progetto ambizioso capace di raccogliere le indicazioni e le direttive europee che consigliano di snellire il sistema di riconoscimenti, ma anche di esaltare le potenzialità regionali e provinciali attraverso un legame più forte tra i territori e i vigneti autoctoni. In un mercato globale dominato da concorrenti di qualità agguerriti come i francesi o di quantità assolutamente determinati quali quelli del Nuovo Mondo, si vanno riscoprendo adesso - con un’opportunità da non perdere – anche i vigneti italiani e quelli pugliesi in particolare, che appaiono forse i più scorbutici, e forse meno facili da abbinare, ma comunque certamente più preziosi e originali, tanto che ad esempio proprio ultimamente pure il Primitivo di Manduria Doc dolce naturale ha ottenuto la prestigiosissima Docg (Denominazione di origine controllata e garantita). E appunto proprio in quest’ottica la sostenibilità in viticoltura rappresenta dal canto suo una vera e propria altra opportunità di crescita per l’agricoltura meridionale, in questo coniuga le esigenze di miglioramenti sia quantitativi che qualitativi delle produzioni con il rispetto dell’ambiente attraverso il corretto uso dei mezzi tecnici impiegati per la difesa fitosanitaria e la nutrizione delle piante. Se ne è parlato in questi giorni alla Fiera Internazionale dell’Agricoltura di Foggia nel corso di un convegno che ha affrontato anche gli importanti temi dell’irrigazione e del controllo di macchine ed attrezzature, importante anche ai fini della salvaguardia del suolo e più in generale dell’agroecosistema. Ecco allora che il costante scambio di informazioni e indicazioni agronomiche tra produttori, enti scientifici, enologi, associazioni di categoria ed aziende produttrici di mezzi tecnici, può agevolare e garantire la sicurezza e la sostenibilità nei vigneti e quindi nelle produzioni enologiche, andando incontro alle richieste dei consumatori e razionalizzando anche l’attività delle aziende rendendole così più competitive.
Da tali premesse parte un progetto denominato Magis, in cui ogni produttore viene messo nelle condizioni di lavorare meglio, applicando un protocollo di sostenibilità, a cui hanno collaborato i migliori esperti della comunità scientifica, inserito – come specifica una nota della stessa Fiera di Foggia – su un supporto informatico che raccoglie tutti i processi nel vigneto e in cantina e ne permette il controllo nei minimi dettagli, misurando la qualità finale del vino attraverso approfondite analisi che verificano gli stessi parametri qualitativi, la presenza di contaminanti naturali e i livelli dei residui, accertando che l’ottimizzazione di sicurezza e sostenibilità non venga a discapito della qualità finale del vino. E proprio di questo progetto la Cantina sociale “L. Ruggieri” di Lizzano si può ora considerare una vera e propria antesignana, mentre l’altra parte viene inoltre giudicata oggi una delle più significative realtà produttive dell’economia ionica, e della quale, tra l’altro, in uno studio tecnico-scientifico del Centro Ricerche Viticole ed Enologiche (C.RI.V.E.) dell’Università di Bologna già diciannove anni fa, vennero analiticamente approfondite la consistenza produttiva, al struttura aziendale, la capacità di incidenza sul mercato, le effettive potenzialità e le strategie di ulteriore sviluppo. Uno studio, quello, con il quale la stessa Camera di Commercio di Taranto, che a suo tempo l’aveva appunto commissionato al C.RI.V.E. dell’ateneo bolognese, intendeva favorire una più ampia diffusione della cultura di impresa sul territorio, mettendo a disposizione degli operatori economici ionici uno strumento conoscitivo che, per rigore scientifico e facilità di approccio costituiva un prototipo riutilizzabile da quanti si fossero apprestati a razionalizzare, sull’esempio della Cantina Sociale di Lizzano, strategie aziendali, basi strutturali e forme di più incisiva presenza sul mercato nazionale e su quello europeo dei prodotti vitivinicoli derivati dal sapiente uso della terra e delle tecniche di coltivazione più moderne.