
L'ex ministro nella sede del Corriere l'11 marzo 2011
Paolo Ferrero è lontano da Veltroni, «più di quanto lo fosse Togliatti da Fanfani». Lontano da Vendola, «non siamo d’accordo su cose sostanziali che riguardano la sinistra». Vicino, molto vicino, a tutti quelli che oggi ipotizzano «una grande alleanza che punti a difendere la Costituzione e contrastare questa crisi economica. ùMa non con Fini. Perchè tutto c’è un liùmite!».
Ferrero, però, non vuole illudere nessuno. «Nichi punta al comando del centrosinistra, non pensa all’unità della sinistra. E quando ipotizza di poter governare il Paese pensando di risolvere il problema dei precari, dei disoccupati, di chi è oggetivamente in difficoltà… sa di non dire il vero. Perchè in coalizione, in politica, in Italia… non è possibile fare tutto quel che si dice. Quindi, Nichi dica la verità sino in fondo e non illuda! Guardate Obama: parla come un uomo di sinistra ma sta per varare una Finanziaria non proprio di sinistra».
Paolo Ferrero ha la testa ammaccata. Sciare ha i suoi svantaggi quando si finisce di faccia sul ghiaccio.
Lui ci ride su e con lo stesso aplombe sferra l’attacco a Berlusconi, «che poi è maggioranza della destra italiana che si ritrova d’accordo, a volte, con pezzi del centro alleato con la sinistra».
Ferrero non vuole svendere utopie. Anzi, incarna la sinistra moderna un po’ rassegnata e piegata sul presente. Il futuro verrà.
«Penso che ci si debba mettere assieme per isolare Berlsuconi, sconfiggerlo, salvare questa Costituzione. Ecco perchè non concordo con chi vorrebbe una legislatura costituente». Piuttosto, servirebbe una fase riCostituente, dice l’ex ministro del governo Prodi che per bloccare gli sfratti, racconta, e agevolare le classi più deboli di questa società… dovette scendere a patti con Alemanno e Storace. «Siete Destra sociale o no? Così dissi a quella corrente di An che mi venne in soccorso al Senato, dove alcuni pezzi del centrosinistra vicini ai palazzinari facevano cadere il numero legale…».
Ferrero contro il trasversalismo pratico, effettivo. Il leader di Rifondazione è disilluso. Dalla fabbrica sino agli uffici ministeriali, passando per Palazzo Chigi e le sedi parlamentari, ne ha viste e riviste per credere che un mondo alternativo, pienamente alternativo al berlusconismo, sia ancora possibile.
Centrosinistra e centrodestra, nello schema costruito da Ferrero, si incrociano sul terreno di molte cose da non fare più che da fare.
«Ed è qui che la sinistra dovrebbe ritrovarsi unita» sembra voler dire ai cronisti del Corriere l’uomo venuto dalla fabbrica e approdato al Governo e sbattuto fuori dal Parlamento a causa della legge elettorale e delle scelte “democratiche” del 2008.
«L’unica strada che potrebbe portarci lontano da Berlusconi è la condivisione con il Pd di un quadro generale di politiche reali, mirate alla crescita occupazionale, all’attenuazione degli effetti della crisi. Perchè temo che da questo crac economico non ne usciremo mai definitivamente. Alcune politiche, da un ventennio a questa parte, hanno prodotto ciò che oggi stiamo pagando sulla nostra pelle».
Tutto nascerebbe dai primi Anni Novanta. Secondo Ferrero, le privatizzazioni e i decreti dei Governi Amato e Ciampi generarono «l’avvio delle politiche il cui terminale, oggi, rivedo in alcune scelte del Governo berlusconiano».
C’è un tratto che unisce i due poli, dunque. E spesso viaggia a cavallo degli emisferi sovrapposti, più che contrapposti.
«Il bipolarismo è il male da curare. E lo si può fare superandolo, cancellandolo».
Ferrero sogna di nuovo le proporzioni applicate al consenso, «quando tutti si sentivano rappresentati e le masse critiche potevano agire molto più dall’opposizione. Sì, più dall’opposizione di ieri che dalle maggioranza di oggi».
L’ex ministro pensa al Pci, «che per quarant’anni ha cambiato l’Italia, contribuendo fattivamente alle scelte sociali e politiche. Oggi è impossibile.. Perchè è difficile anche per chi governa con questo sistema che provoca astensionismo e distacco sociale».
Proporzionale, quindi La ricetta è il ritorno al 1993. Dopo allora il leaderismo maggioritario, secondo il leader nazionale di Rifondazione, ha soffocato la politica e ha rievocato i fasti dell’uomo solo al comando, pur costituzionalizzato e liberale.
Niente utopie. La sinistra di Ferrero si muove un passo alla volta. «Uniamoci e battiamo Berlusconi e poi…. ». Ecco, e poi? La domanda resta.