Agricoltura in crisi: la moratoria dei debiti ultima spiaggia per salvare le aziende

Ossigeno subito, una buona idea per il futuro. Tradotto: sì alla moratoria delle procedure esecutive sui debiti agricoli e via libera all’ipotesi di un meccanismo di compensazione tra debiti e crediti per provare a disegnare un’agricoltura nuova e sostenibile per il domani. Temi “caldi” ieri al Corriere, nel forum che ha messo a confronto i parlamentari del territorio, Lino Nessa (Pdl), Pietro Franzoso (Pdl) e Ludovico Vico (Pd), con le sollecitazioni molto concrete di Paolo Rubino, ex parlamentare e oggi “mente” del Tavolo Verde, e di Giovanna Capriulo, esponente del Movimento spontaneo agricoltori. Ad alimentare il dibattito sulla crisi dell’agricoltura e sulle soluzioni possibili il nostro direttore, Luisa Campatelli, e i giornalisti Pierpaolo D’Auria, Angelo Di Leo, Ettore Raschillà e chi scrive. Senza alternative il punto di partenza che ha aperto il confronto: la crisi, in questo settore, è vecchia di dieci anni, ma ora le 353 aziende vendute all’asta negli ultimi mesi e le migliaia di avvisi d’inizio della procedura esecutiva recapitati segnalano l’inasprirsi del fenomeno. Che sta diventando endemico e coinvolge 14mila imprese (tra coltivatori diretti e quelle assuntrici di manodopera) e, di rimbalzo, 30mila lavoratori agricoli. La vita delle aziende agricole è perciò appesa, letteralmente, ad un paio di emendamenti che nei giorni scorsi hanno superato indenni la tagliola delle commissioni del Senato e da giovedì approderanno in aula per il voto finale, atteso per la prossima settimana. Strada non priva di ostacoli – primo fra tutti la possibilità che il Governo ponga la fiducia, blindando il decreto e azzerandone le modifiche –, che però possono essere superati con un surplus d’impegno, segnatamente bipartisan, da parte proprio dei parlamentari di ogni schieramento. Un impegno che Vico, Franzoso e Nessa hanno condiviso, sia pure con punti di vista diversi e sfaccettature evidenti. Moratoria dei debiti:
a chi serve e perchè Rubino, in apertura, chiarisce la portata della questione-
moratoria: «Del problema abbiamo investito tutti i settori parlamentari e istituzionali, di destra e di sinistra, per ricercare insieme la soluzione adeguata. Al Senato, in fase di discussione, abbiamo sollecitato tutti i gruppi parlamentari, abbiamo messo in croce il presidente della commissione Bilancio Azzollini e nove parlamentari hanno aderito presentando emendamenti». Hanno passato la “macelleria” dei 1800 emendamenti due provvedimenti sui dodici legati all’agricoltura: uno della sen. Poli Bortone (Io Sud) per riaprire i termini della ristrutturazione dei debiti agricoli; l’altro del sen. Antezza (Pd) che prevede una moratoria di sei mesi delle cartelle Inps e delle esposizioni bancarie, in modo da bloccare l’avvio da parte di Equitalia di procedimenti esecutivi, pignoramenti e vendite all’asta. Una voragine in cui potrebbe finire, è stato stimato, circa l’80% delle aziende agricole pugliesi e tarantine. Per questo – spiega Rubino – «vogliamo mettere il turbo alla questione, prima al Senato e poi alla Camera, per fare approvare la moratoria, un provvedimento a costo zero». Anche perchè, chiarisce, «moratoria e piano di sviluppo rurale vanno di pari passo. Senza la prima dobbiamo dire alla stragrande maggioranza delle aziende pugliesi che non potranno avere i fondi del Psr, visto che per il cofinanziamento delle banche serve il via libera dell’Inps, attraverso il Durc, documento di regolarità contributiva. E sino ad oggi solo l’1% delle aziende è riuscita ad ottenere un pezzo infinitesimo di quei 1,5 miliardi di euro disponibili». No alla vulgata:
le aziende
vogliono pagare Con un punto fermo, che Rubino segna col circoletto rosso: «Diciamo no ad una certa vulgata: le aziende vogliono pagare, ma ciò che è giusto, e non vogliono condoni. La
moratoria è l’intervento più rapido ed efficace per aiutare le campagne: i tempi, però, sono strettissimi». La moratoria, quindi, «deve servire ad accertare i crediti certi ed esigibili che l’Inps vanta, anche perché ci sono sentenze che hanno affermato l’esatto contrario». Una battaglia su più fronti quella per salvare l’agricoltura. Tra i più caldi quello delle banche: «Crescono le denunce – dice Rubino – di interessi da usura praticati ai danni delle aziende agricole, un fatto che lo stesso governatore Draghi ha messo in evidenza». Sul tappeto, del resto, ci sarebbero vecchi strumenti da recuperare, come le finanziarie ’98 e 2000, in cui è previsto il pagamento dei debiti in dieci anni risparmiando l’80%, oppure il consolidamento del debito e l’aiuto statale sugli interessi. «La moratoria – riflette Rubino – serve anche per mettere in evidenza l’aggressione di banche e Inps, attuata con le migliaia di avvisi recapitati da Equitalia». Drammatici, del resto, i dati Eurostat, che registrano un aumento dell’8,4% dei costi di produzione (2000-2009), con un corrispettivo calo dei prezzi del 15,2% . E nel solo 2008 il reddito reale delle imprese agricole è crollato del 25%. Numeri che fanno sobbalzare il senatore Nessa: «Quella sull’agricoltura – assicura – è una delle battaglie più importanti per noi. L’esempio della proroga per le multe delle quote latte ci dice che dobbiamo mobilitarci. La cartolarizzazione dei debiti, però, non ci ha aiutato, perché ora Equitalia chiude le aziende. Purtroppo, nel quadro regionale, oggi noi siamo i più morosi: aspetto negativo che va sganciato dal quadro generale». Sull’emendamento Poli Bortone arriva il nulla osta del senatore di Martina: «Se c’è copertura economica Azzollini li porterà avanti assieme a noi. Se così è, alla Camera il punto va tenuto fermo. E se Tremonti non può allargare i cordoni della borsa è necessario che noi ci mobilitiamo, facendo capire che non è il problema di un singolo operatore, ma di un intero settore». Con un’avvertenza: «Va tutelato il lavoro delle aziende oneste». Capriulo, portavoce delMovimento spontaneo, aggiunge: «Taranto è la provincia che ha il problema più grosso sui debiti. Questo perchè tra vigneti ed agrumeti c’è un enorme utilizzo di manodopera». Franzoso annuisce e offre altri numeri alla discussione: «L’agricoltura rappresenta il 5% del Pil della nostra provincia e ciò influisce in sede di trattativa. Il peso della Fiat, su scala nazionale, rappresenta una grande fetta dell’economia. Dobbiamo capire, invece, se il comparto agricolo è un segmento che può essere ancora competitivo e come può esserlo per confrontarsi con le altre realtà del Mediterraneo». «Dobbiamo fare anche mea culpa – scandisce – per certi comportamenti tenuti nel tempo, vedi il fenomeno dei “braccianti falsi”». Franzoso: pressione su Governo e Tremonti Spunti e stimoli non mancano. «Sono dell’idea – afferma Franzoso – che insieme all’opposizione dobbiamo “fare casino”. Sarebbe utile, sulla scia del milleproroghe portato avanti al Senato, fare un’interrogazione a firma congiunta per mettere sull’avviso il governo e Tremonti e chiedere come intendono affrontare il problema, facendo sapere che anche alla Camera il tema è sentito». Vico si fa convincere: «L’iniziativa di sostanza formale – argomenta – accanto a quella in corso al Senato può essere valutata come un contributo positivo. Il problema dell’agricoltura, però, oggi è quello della tracciabilità e dell’import. Siamo a livelli paurosi, il pomodoro italiano all’83% è cinese e il 58% è maghrebino. È in discussione la nuova Pac in Europa, la problematica è vasta. È condivisibile e intelligente la proposta di moratoria formulata da Poli Bortone e sostenuta dall’emendamento Antezza: una richiesta che mi convince e che sosterrò se il milleproroghe avrà un minimo di discussione alla Camera, anche se temo il contrario». Di più: «Il problema della ristrutturazione del debito va riaperto, mentre la moratoria può essere strumento che ha valore. Il punto è chi sono i soggetti che devono concorrere alla verifica del debito individuale, ma anche come sia assicurato il consolidamento del debito con accessi compensativi al credito agrario e quindi al piano dello sviluppo rurale». Vico e il meccanismo della compensazione Vico, poi, apre un altro spiraglio: «Entro tre mesi il governo italiano deve recepire la direttiva Ue sul credito delle imprese italiane rispetto alla pubblica amministrazione. Si parla del meccanismo di compensazione: se debitore e creditore sono istituti pubblici si può fare. In Francia e Germania è stata già adottata, il nostro governo si è impegnato a farlo in tre mesi. Insisterei perché per il consolidamento del debito delle aziende agricole, si possa usare la compensazione prevista per la Pubblica Amministrazione». Discorso chiaro: la moratoria per coprire l’emergenza, la compensazione per il dopo. Il direttore Campatelli fissa l’argomento: «Il ruolo della politica è fondamentale per capire qual è la visione del problema e il futuro dell’agricoltura». Rubino, allora, prova a tirare le somme. «Sarei felicissimo – spiega – se la ristrutturazione venisse ripresa, magari pagando il giusto. Non credo che basti un lavoro parlamentare normale, interrogazione o risoluzione che sia. Va agganciato l’emendamento sulle quote latte a quello della moratoria e dire a Tremonti che così siamo uno a uno e palla al centro, e senza chiedere un euro al governo». Quote latte: multe pagate coi soldi del Sud Tema scivoloso, quello delle quote latte: «La conclusione di varie inchieste parlamentari – sostiene Rubino – è che l’Italia non ha mai splafonato, cioè sta pagando una multa non dovuta, mentre il problema sono le quote latte di carta». Non la pensa così Vico: «Dov’è il nesso tra quote latte e debito delle aziende agricole?». «Eccolo – di rimando Rubino -: chiediamo di verificare entrambe le situazioni, le multe non andavano pagate, così come molti debiti Inps». Franzoso è più possibilista: «Agganciare la questione quote latte ai debiti Inps è possibile. La Lega per le quote latte ha spinto molto, nel nostro caso che incide di più al Mezzogiorno servirebbe una spinta da parte nostra per ottenere il parallelismo». Per Vico, però, «il punto è che la proroga sulle multe del latte la paga il Sud coi fondi Fas. Non confondiamo le questioni, la Lega con le quote latte fa tornare l’alito dei condoni e per noi non ce ne devono essere, comprese interpretazione che abbiano questo senso. Aderisco al discorso della moratoria, ma credo che la compensazione sia lo strumento migliore». La sintesi finale arriva da Nessa: «Dobbiamo mobilitarci, perchè il problema prioritario è quello della moratoria. Dobbiamo blindare gli emendamenti che sono passati e portarli avanti puntando sulla moratoria e facendo capire che è il primo tassello per far ripartire la nostra agricoltura». Rubino chiosa: «Agli amici della Camera dico che bisogna lavorare sul Senato: non lasciamo soli i senatori». E si intuisce: nemmeno gli agricoltori…

lunedì, 21 feb 2011 - 18:44

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